Lui chi è
Nato a Wittemberg, residente a Siena
Vabbè dai, vi dirò la verità.
Quel bel faccione baffuto che vi ha incuriosito al punto di saperne di più non appartiene al nostro Guglielmo, ma al figlio Adolfo. Di questo ne siamo sicuri perchè a regalarci la foto sono stati gli eredi conosciuti in un modo a dir poco paradossale, ma questa è un’altra storia.
Di guglielmo sappiamo che nasce il 29 Aprile 1822 a Wittemberg, in Sassonia in una di quelle regioni dell’attuale Germania dove probabilmente i bambini vengono allevati a birra e biscotti, ma non abbiamo più notizie sui suoi primi anni di vita (ci stiamo però lavorando).
Arriva a Siena nel 1876 passando da Carrara dove già vive da 16 anni quando insieme a Jacob Treumann, mercante di luppolo di Bamberga, decide di rilevare il birrificio del senese Francesco Giudat dichiarato fallito dal Comune. Il contatto arriva dallo stesso Treumann che vantava dei crediti probabilmente su delle forniture mai saldate.
Birraio competente, riuscendo a sfruttare al massimo le potenzialità dei “bottini” per la fabbricazione della birra ma anche imprenditore di larghe vedute che vede nella socialità un punto forte del suo business. Si accorda subito con il comune, ptoprietario dell’immobile, per costruire un “locale di mescita” aperto al pubblico e per aprire un varco fra lo stesso e la platea del teatro confinante, questo con non poche polemiche da parte dei gestori del teatro che vedevano spalti sempre più vuoti e birreria sempre più frequentata. La lizza, questo il nome dei giardini, stanno diventando il punto di ritrovo sociale dei cittadini e per questo Guglielmo decide di bonificare a spese proprie il laghetto per costruirci sopra il palco della muisca, dove organizzerà concerti con Rinaldo Franci, noto compositore senese. sempre dal lato birra, oltre a coltivare luppolo domestico con cui si iscriverà alla expo di milano del 1881, riesce a reggere l’attacco del polacco fiorentino pawskoski che vede Siena come obiettivo di sviluppo. Muore nel 1900 lasciando l’azienda in mano al figlio Adolfo che non ha comunque vita molto più lunga, lasciandoci lui stesso 5 anni dopo. è qui che la moglie, la signora con il cappellone bianco che trovate nella foto del chiosco, decide di vendere tutto ad un gruppo di imprenditori che porteranno avanti l’azienda con il nome di Società Anonima Bader.